I gap nel trading funzionano?

E’ una domanda che sicuramente si sono posti in tanti.

Ci sono pattern che nel trading sono sottovalutati ed altri, al contrario, sopravvalutati e mitizzati.

Questo accade perché in molti ancora, al giorno d’oggi, operano non in modo sistematico e senza ricorrere alla forza dei numeri.

Andiamo ad analizzare i gap rialzisti e ribassisti sul mercato azionario italiano ed a scoprire se funzionano oppure no.

Per gap che cosa si intende? Si tratta di uno strappo nei prezzi che si verifica in due casi:

1. si ha un gap down quando il massimo dell’ultima candela è inferiore al minimo di quella precedente (H < L[1]);

2. si forma un gap up quando il minimo dell’ultima candela è superiore al massimo di quella precedente (L > H[1]).

La teoria che conoscono tutti ci dice che i gap vengono sempre richiusi.

Sarà vero?

Ipotizziamo di comprare a mercato dopo un gap down puntando sulla richiusura del gap mettendo un ordine di vendita sul minimo della candela precedente (quindi sul livello di prezzo di chiusura del gap). Fin qui è semplice. Lo stop dove lo mettiamo? Lo posizioniamo, in prima battuta, sul minimo della candela appena chiusa dopo il gap meno un 3%. Abbiamo testato i risultati dal 2012 su un paniere di 20 titoli azionari italiani (Stellantis, Unicredit, Azimut, Banca Mediolanum, Banco BPM, Leonardo, Interpump, Banca Generali, Saras, Mediobanca, Poste, Ferrari, STM, Tenaris, Iveco, Generali, BPER, Fineco).

La percentuale di trade chiusi in profitto è del 57,61% ma, come ripeto spesso, questo non è un dato indicativo per valutare la bontà di una strategia di trading. Infatti il risultato, al netto delle commissioni è negativo. La strategia perde oltre il 20% in 10 anni. Se mettessimo un filtro basato su una media mobile, che consenta di fare i trade solo se siamo in trend rialzista (C > average(C, 20) le cose andrebbero molto meglio, aumenta la percentiale di successo al 60%) ma la strategia pur diminuendo tantissimo le perdite rimarrebbe negativa. Riportiamo la curva dei profitti in fig. 1 col filtro della media mobile a 20 periodi.

 

Fig. 1. Curva dei profitti formata dagli acquisti dopo un gap down

Fig. 2. Strategie performance report dei gap down sui titoli azionari italiani dal 2012

Qualcuno poco esperto potrebbe obiettare che va modificata l’ampiezza dello stop loss, magari stringendolo. Nessun problema… bastano pochi click per testare livelli di uscita diversi. Peccato che, come ripeto spesso, la coperta nel trading è corta e va trovato sempre un compromesso. Se stringiamo lo stop la percentuale di successo si abbassa ma purtroppo il rendimento non aumenta rimanendo negativo.

Dedicheremo il prossimo articolo ai gap up.

Nell’area riservata del sito gli acquirenti del libro “Trading system da 0 a 300” potranno scaricare il listato per Multicharts e potranno sbizzarrirsi a fare delle prove cambiando ad esempio target ed ampiezza dello stop.